La lettura di sé e dell'altro
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Il primo numero del 2011 della rivista m@gm@, “La lettura di sé e dell’altro”, è stato sollecitato dal seminario che abbiamo realizzato a Catania il 4 aprile del 2009, coinvolgendo dei collaboratori in grado di aiutarci a sviluppare il tema cardine di quell’incontro, al fine di approfondire le riflessioni condivise in quell’occasione.
I contributi sollecitati e restituiti in questo numero all’attenzione dei nostri lettori, ci aiutano a esaminare in una prospettiva multidisciplinare la complessità della nostra tematica, connessa alla difficoltà della comprensione del movimento della scrittura situato tra invenzione e interpretazione, scoperta e risignificazione del flusso dell’esistenza. La creazione e l’interpretazione del racconto della storia di vita nel testo narrativo da parte dell’autore, che diventa il biografo della sua vita, sono un percorso interpretativo (François Rastier, 2003) nel quale l’autore legge se stesso e l’altro nel flusso dell’esistenza che prende forma nel movimento della scrittura. Incontrando l’enigma della vita nelle pagine del testo vivente nel quale ci muoviamo e ci rappresentiamo, ci trasformiamo in un corpo autobiografico che prende spessore e consistenza, sollecitandoci a descriverlo e raccontarlo come esseri nel mondo.
E’ intenzionale la presentazione in successione dei contributi di questo numero, finalizzata a mettere in evidenza un percorso complesso di interpretazione. Alternando all’analisi concreta di alcuni esempi di scritture di sé, che ci permettono di valutare il percorso interpretativo e formativo auto esperienziale dei loro autori, la lettura e l’interpretazione dei ricercatori nell’ambito delle loro competenze e della loro disciplina di riferimento, possiamo inoltre riscontrare l’approccio del ricercatore nei confronti dei testi autobiografici. Un approccio che incontra e considera i testi viventi come un fenomeno umano complesso, fenomeno che ci sollecita ad assumere il rischio metodologico dell’interpretazione (Gilbert Durand, 1996), rischio che deriva dalla necessità di sottoporre qualsiasi produzione umana all’interpretazione.
L’esperienza del mondo nella narrazione di sé e dell’altro ci si presenta, in questa duplice prospettiva, come un fenomeno che va oltre la semplice produzione di un testo autobiografico, che possiamo comprendere come desiderio di una ricerca di sé dischiuso al desiderio del nostro essere nel mondo. Da questo desiderio affiora la scrittura di sé come fenomeno multiforme di un movimento antropologico (Gaston Pineau, Jean-Louis Le Grand, 1993), caratterizzato da tre finalità che mettono in relazione il genere autobiografico con i molteplici stili di scrittura: la comunicazione, la conoscenza di sé e l’autoproduzione di sé. Ogni scrittura di sé rappresenta pertanto una scrittura complessa, poiché riproduce modalità singolari e collettive di leggere e concepire la storia di una vita che cerchiamo di comprendere, come biografi di noi stessi. A ogni scrittura di sé possiamo accostare un approccio altrettanto complesso per leggerla e concepirla, sociologicamente e antropologicamente.
I contributi sollecitati e restituiti in questo numero all’attenzione dei nostri lettori, ci aiutano a esaminare in una prospettiva multidisciplinare la complessità della nostra tematica, connessa alla difficoltà della comprensione del movimento della scrittura situato tra invenzione e interpretazione, scoperta e risignificazione del flusso dell’esistenza. La creazione e l’interpretazione del racconto della storia di vita nel testo narrativo da parte dell’autore, che diventa il biografo della sua vita, sono un percorso interpretativo (François Rastier, 2003) nel quale l’autore legge se stesso e l’altro nel flusso dell’esistenza che prende forma nel movimento della scrittura. Incontrando l’enigma della vita nelle pagine del testo vivente nel quale ci muoviamo e ci rappresentiamo, ci trasformiamo in un corpo autobiografico che prende spessore e consistenza, sollecitandoci a descriverlo e raccontarlo come esseri nel mondo.
E’ intenzionale la presentazione in successione dei contributi di questo numero, finalizzata a mettere in evidenza un percorso complesso di interpretazione. Alternando all’analisi concreta di alcuni esempi di scritture di sé, che ci permettono di valutare il percorso interpretativo e formativo auto esperienziale dei loro autori, la lettura e l’interpretazione dei ricercatori nell’ambito delle loro competenze e della loro disciplina di riferimento, possiamo inoltre riscontrare l’approccio del ricercatore nei confronti dei testi autobiografici. Un approccio che incontra e considera i testi viventi come un fenomeno umano complesso, fenomeno che ci sollecita ad assumere il rischio metodologico dell’interpretazione (Gilbert Durand, 1996), rischio che deriva dalla necessità di sottoporre qualsiasi produzione umana all’interpretazione.
L’esperienza del mondo nella narrazione di sé e dell’altro ci si presenta, in questa duplice prospettiva, come un fenomeno che va oltre la semplice produzione di un testo autobiografico, che possiamo comprendere come desiderio di una ricerca di sé dischiuso al desiderio del nostro essere nel mondo. Da questo desiderio affiora la scrittura di sé come fenomeno multiforme di un movimento antropologico (Gaston Pineau, Jean-Louis Le Grand, 1993), caratterizzato da tre finalità che mettono in relazione il genere autobiografico con i molteplici stili di scrittura: la comunicazione, la conoscenza di sé e l’autoproduzione di sé. Ogni scrittura di sé rappresenta pertanto una scrittura complessa, poiché riproduce modalità singolari e collettive di leggere e concepire la storia di una vita che cerchiamo di comprendere, come biografi di noi stessi. A ogni scrittura di sé possiamo accostare un approccio altrettanto complesso per leggerla e concepirla, sociologicamente e antropologicamente.
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