Il mestiere di uomo
Il mestiere di uomo
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Uno dei nodi fondamentali relativi alla
problematica della psicosi è rappresentato
dalla difficoltà degli psicotici a porsi come
soggetti attivi della propria storia.
Nel libro " Il mestiere di uomo" di Giuseppe Maffei vengono esposti i tentativi di comprensione di questo problema compiuti all'interno della psicoanalisi e della psi cologia analitica e sono successivamente proposte delle ipotesi personali.
L'impossibilità di porsi nella posizione di soggetti è riferita da un lato a particolari difficoltà relazionali nella primissima infanzia e dal l'altro e nello stesso tempo a difficoltà nella costituzione della rimozione primaria. Questa problematica impedirebbe al fu turo psicotico di vivere in una situazio ne esistenziale di potenza effettiva e lo costringerebbe invece in una situazione descritta come di onnipotenza-impotenza: egli vivrebbe la sua vita come spettatore, partedpe dei flussi inconsci più profondi, ma senza decidersi ad apprendere ciò che a lui appare come un mestiere, il mestiere di uomo.
Una complessa problematica esiste anche a livello del rapporto psicoterapeutico.
Su quali basi teoriche può essere impostata una terapia psicologica? Quali fini è legittimo porsi e quali risultati è possibile attendere? L'apertura di una comu nicazione profonda è capace di condurre questi uomini alla posizione di soggetti?
Le risposte a queste domande non sono né semplici né univoche.
Si sostiene comunque che il rapporto col terapeuta, pur nelle sue traversie tanto complesse e nella continua esposizione agli attacchi distruttivi del paziente stesso, sia capace di mettere (o rimettere) in moto quella bipartizione dello psichismo, l'assenza della quale determina appunto la posizione esistenziale dell'onnipotenza-impotenza. (tratto dalla prefazione al libro)
Nel libro " Il mestiere di uomo" di Giuseppe Maffei vengono esposti i tentativi di comprensione di questo problema compiuti all'interno della psicoanalisi e della psi cologia analitica e sono successivamente proposte delle ipotesi personali.
L'impossibilità di porsi nella posizione di soggetti è riferita da un lato a particolari difficoltà relazionali nella primissima infanzia e dal l'altro e nello stesso tempo a difficoltà nella costituzione della rimozione primaria. Questa problematica impedirebbe al fu turo psicotico di vivere in una situazio ne esistenziale di potenza effettiva e lo costringerebbe invece in una situazione descritta come di onnipotenza-impotenza: egli vivrebbe la sua vita come spettatore, partedpe dei flussi inconsci più profondi, ma senza decidersi ad apprendere ciò che a lui appare come un mestiere, il mestiere di uomo.
Una complessa problematica esiste anche a livello del rapporto psicoterapeutico.
Su quali basi teoriche può essere impostata una terapia psicologica? Quali fini è legittimo porsi e quali risultati è possibile attendere? L'apertura di una comu nicazione profonda è capace di condurre questi uomini alla posizione di soggetti?
Le risposte a queste domande non sono né semplici né univoche.
Si sostiene comunque che il rapporto col terapeuta, pur nelle sue traversie tanto complesse e nella continua esposizione agli attacchi distruttivi del paziente stesso, sia capace di mettere (o rimettere) in moto quella bipartizione dello psichismo, l'assenza della quale determina appunto la posizione esistenziale dell'onnipotenza-impotenza. (tratto dalla prefazione al libro)
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