Il cristianesimo latino in India nel XVI secolo
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I cristiani dell'India, pur costituendo meno del 2% della popolazione, sono estremamente diversificati.
Se è difficile determinare l'origine esatta dei "cristiani di San Tommaso", è pur certo che già alla metà del primo millennio costituissero una componente significativa nel mosaico etnico-religioso del Malabar, partecipi di un'ecumène siriaco-orientale estesa fino alla Cina.
La spedizione di Vasco da Gama costituisce l'inizio effettivo del cristianesimo latino in India. I portoghesi anteposero per decenni il commercio alla causa dell'evangelizzazione e fu solo con l'avvento di Francesco Saverio e dei gesuiti che a Goa e nelle altre zone costiere soggette a controllo lusitano si verificarono le prime conversioni di massa. Il carattere repressivo e violento del proselitismo cattolico nell'Estado da Índia è oggi tema di vivace scontro politico. Fra i fondamentalisti indù è diffusa l'opinione che le conversioni siano state ottenute sotto diretta minaccia fisica. Le fonti, tanto accessibili quanto poco studiate, dimostrano invece che, se assai dubbia fu la sincerità dei battesimi collettivi, il loro movente fu la ricerca di vantaggi materiali piuttosto che il timore di punizioni. L'Inquisizione di Goa, resa celebre in Europa dal resoconto seicentesco di Charles Dellon, deve poi essere inquadrata - almeno nella sua fase iniziale - nella tipica problematica del criptogiudaismo iberico.
La conversione in massa dei pescatori paravas illustra con chiarezza il nesso fra conversione ed alleanza con i portoghesi. Le argomentazioni con le quali fu concesso al Raja di Tanor di nascondere ai sudditi la notizia del proprio battesimo potrebbero poi fornire elementi nuovi per lo studio del "nicodemismo".
Nel complesso l'evangelizzazione cinquecentesca si risolse in un fallimento, fondata sempre sul controllo politico portoghese di ristrette zone costiere e limitata da una comprensione del tutto insufficiente della cultura locale. Solo all'inizio del '600, con l'esperimento intrapreso dal gesuita romano Roberto Nobili a Madurai, si tentò di incarnare nella tradizione filosofica indiana il cattolicesimo tridentino, con esiti favorevoli in un primo tempo, ma in seguito compromessi da complesse dinamiche indiane ed europee.
Se è difficile determinare l'origine esatta dei "cristiani di San Tommaso", è pur certo che già alla metà del primo millennio costituissero una componente significativa nel mosaico etnico-religioso del Malabar, partecipi di un'ecumène siriaco-orientale estesa fino alla Cina.
La spedizione di Vasco da Gama costituisce l'inizio effettivo del cristianesimo latino in India. I portoghesi anteposero per decenni il commercio alla causa dell'evangelizzazione e fu solo con l'avvento di Francesco Saverio e dei gesuiti che a Goa e nelle altre zone costiere soggette a controllo lusitano si verificarono le prime conversioni di massa. Il carattere repressivo e violento del proselitismo cattolico nell'Estado da Índia è oggi tema di vivace scontro politico. Fra i fondamentalisti indù è diffusa l'opinione che le conversioni siano state ottenute sotto diretta minaccia fisica. Le fonti, tanto accessibili quanto poco studiate, dimostrano invece che, se assai dubbia fu la sincerità dei battesimi collettivi, il loro movente fu la ricerca di vantaggi materiali piuttosto che il timore di punizioni. L'Inquisizione di Goa, resa celebre in Europa dal resoconto seicentesco di Charles Dellon, deve poi essere inquadrata - almeno nella sua fase iniziale - nella tipica problematica del criptogiudaismo iberico.
La conversione in massa dei pescatori paravas illustra con chiarezza il nesso fra conversione ed alleanza con i portoghesi. Le argomentazioni con le quali fu concesso al Raja di Tanor di nascondere ai sudditi la notizia del proprio battesimo potrebbero poi fornire elementi nuovi per lo studio del "nicodemismo".
Nel complesso l'evangelizzazione cinquecentesca si risolse in un fallimento, fondata sempre sul controllo politico portoghese di ristrette zone costiere e limitata da una comprensione del tutto insufficiente della cultura locale. Solo all'inizio del '600, con l'esperimento intrapreso dal gesuita romano Roberto Nobili a Madurai, si tentò di incarnare nella tradizione filosofica indiana il cattolicesimo tridentino, con esiti favorevoli in un primo tempo, ma in seguito compromessi da complesse dinamiche indiane ed europee.
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