Il minatore deputato
Priamo Bigiandi : 1900-1961
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Il Minatore deputato, storia di vita ricostruita su fonti inedite e originali, è un modo per attraversare
le vicende sociali e politiche del Valdarno minerario.
Priamo Bigiandi, minatore e comunista è fra i protagonisti locali dei “fatti” del 1921.
Autodidatta, la sua formazione culturale scaturisce da esperienze dure maturate nel lavoro in
galleria e nelle carceri fasciste. Sindaco di Cavriglia, consigliere provinciale e deputato per due
legislature, rappresenta il prototipo di esponente di quella particolare classe dirigente, sia pure di
opposizione, emersa nell’Italia del dopoguerra. Con lui un manipolo di ex “sovversivi” entra nelle
istituzioni rinnovate dello Stato e tenta, non sempre con successo, di farsi portatore di istanze di
emancipazione non più nel nome della rivoluzione proletaria , ma della Costituzione repubblicana.
Bigiandi, che ha una fede incrollabile nello sviluppo industriale, sostiene con decisione la necessità
di un “compromesso alla pari” tra le parti sociali. Il suo contributo per la soluzione della questione
mineraria valdarnese è originale e coinvolgente. Si oppone con forza, ma invano, al cosiddetto
Piano Santa Barbara che, prevedendo la escavazione a cielo aperto della lignite, segnerà
definitivamente con gli anni sessanta l’epilogo malinconico di una vicenda sociale e comunitaria
che aveva attraversato il Novecento in Valdarno. Il “minatore deputato” è anche la ricostruzione
puntuale, su base documentaria e testimoniale, dei meccanismi autoritari e dirigistici che
sovrintendono alla gestione degli affari locali e della formazione dei quadri di una federazione
locale del PCI degli anni Cinquanta.
le vicende sociali e politiche del Valdarno minerario.
Priamo Bigiandi, minatore e comunista è fra i protagonisti locali dei “fatti” del 1921.
Autodidatta, la sua formazione culturale scaturisce da esperienze dure maturate nel lavoro in
galleria e nelle carceri fasciste. Sindaco di Cavriglia, consigliere provinciale e deputato per due
legislature, rappresenta il prototipo di esponente di quella particolare classe dirigente, sia pure di
opposizione, emersa nell’Italia del dopoguerra. Con lui un manipolo di ex “sovversivi” entra nelle
istituzioni rinnovate dello Stato e tenta, non sempre con successo, di farsi portatore di istanze di
emancipazione non più nel nome della rivoluzione proletaria , ma della Costituzione repubblicana.
Bigiandi, che ha una fede incrollabile nello sviluppo industriale, sostiene con decisione la necessità
di un “compromesso alla pari” tra le parti sociali. Il suo contributo per la soluzione della questione
mineraria valdarnese è originale e coinvolgente. Si oppone con forza, ma invano, al cosiddetto
Piano Santa Barbara che, prevedendo la escavazione a cielo aperto della lignite, segnerà
definitivamente con gli anni sessanta l’epilogo malinconico di una vicenda sociale e comunitaria
che aveva attraversato il Novecento in Valdarno. Il “minatore deputato” è anche la ricostruzione
puntuale, su base documentaria e testimoniale, dei meccanismi autoritari e dirigistici che
sovrintendono alla gestione degli affari locali e della formazione dei quadri di una federazione
locale del PCI degli anni Cinquanta.
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