Vite di Partito. Traiettorie esistenziali nel PCI togliattiano. Priamo Bigiandi (1900-1961)
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Priamo Bigiandi (1900-1961) “minatore deputato” non è un dissidente, né un eretico e né un ribelle; fedele alla linea fino alle estreme conseguenze sopporterà, con stoicismo e senza fiatare, la sua emarginazione politica decretata, ufficialmente, dalla macchina implacabile del Partito togliattiano, ma in realtà decisa da più prosaiche e miserevoli ragioni. La sua biografia politica ci offre l’occasione per un’interessante lettura, certo in filigrana, di una delle tante “periferie” del PCI, nel cuore delle cosiddette subculture “rosse”. Dove la tradizione conta per la conservazione di alcuni valori, quali solidarietà e uguaglianza, che poi si fanno norma sociale e appartenenza comunitaria. Ma dove si formano anche nei ranghi degli apparati politici, per permanervi a lungo, quei piccoli mondi a sé evocati nel Mistero napoletano di Ermanno Rea. Ed è proprio lì che “improvvisamente, un giorno, le lancette degli orologi si bloccarono” e “la storia, sequestrata, cessò di respirare…”. Il contesto è quello “cupo e melmoso” di una federazione comunista negli anni Cinquanta.
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