Biography
DOMENICO MORGANTE è noto a livello internazionale come uno dei più autorevoli specialisti italiani nel campo della musica rinascimentale e barocca. I suoi studi (circa un centinaio) sono pubblicati in importanti riviste e grandi opere enciclopediche (come il monumentale “DEUMM” della Utet) e tradotti all’estero in varie lingue. Concertista di Organo e di Clavicembalo, Musicologo e Organologo, Compositore, è stato allievo di L. F. Tagliavini e di C. Tilney e ha studiato altresì con G. Leonhardt, M. C. Alain, M. Radulescu, P. Williams, S. Vartolo e W. van de Pol. È diplomato in Organo e in Clavicembalo, laureato in Musicologia, specializzato in Scienze della Formazione. Come ricercatore e filologo ha lavorato a vari Progetti musicali europei, svolgendo nel contempo attività didattica in Conservatorio e nell’Università. Di molte composizioni del passato ha eseguito recuperi e restauri critici. Relatore in vari Congressi internazionali, ha al suo attivo numerose incisioni discografiche e varie partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive (si segnalano in particolare le registrazioni effettuate per la RAI e Radio Vaticana). Sul finire degli anni Sessanta, è stato tra i primi in Italia ad occuparsi dell’interpretazione filologica della Musica Antica e del concertismo con strumenti storici, conquistando rapidamente un prestigio di rilievo internazionale, consacrato da vari riconoscimenti (New York, Lipsia, Utrecht, Tirana, Roma, Firenze, Pistoia, Ferrara, Pesaro, Reggio Calabria, Martina Franca, ecc.). Per la sua grande esperienza in campo organologico, ha diretto il restauro di vari strumenti storici a tastiera (De Simone, Cimino, Broadwood, Hoffman, ecc.), collaborando in varie occasioni anche con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Ha svolto altresì attività didattica e di ricerca presso gli Istituti di Storia della Musica e di Estetica dell’Ateneo barese, segnalandosi come coautore del prestigioso testo universitario “Modernità e coscienza estetica” (Napoli, 1986), ed è stato Docente di Musicologia e Prassi esecutiva presso la Fondazione “N. Piccinni” di Bari, con cui ha pubblicato il volume “La Musica in Puglia tra Rinascite e Rivoluzioni” (Bari, 1991). È stato il primo ricercatore europeo a studiare e pubblicare le relazioni musicali intercorse tra Italia e Albania nell’Età del Rinascimento. Alla sua attività di studioso si deve altresì la riscoperta storica, rilevantissima per l’importanza dell’Autore studiato, del Madrigalista fiammingo Jachet de Berchem. Direttore artistico di vari Festival Internazionali di Musica Antica, ha tenuto numerosi Corsi di interpretazione su tastiere storiche. A quella di storico, scrittore e compositore, affianca un’articolata attività di interprete esecutore e direttore di formazioni vocali e strumentali. È fondatore, direttore e clavicembalista dell’ensemble di musica antica “Accademia degli Armonici”. È Docente Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana e insegna Organo all’Accademia Organistica “G. Insanguine” di Monopoli (Bari). Per la rilevanza della sua attività didattica in campo organistico gli è stato conferito il prestigioso PREMIO ABBIATI della Critica Musicale Italiana (Fiesole, 2008).
La Critica lo ha così definito: "uno dei maggiori allievi del grande Luigi Ferdinando Tagliavini" (Strumenti e Musica, 1986); "uno dei massimi specialisti italiani nel campo della musica antica" (La Gazzetta del Mezzogiorno, 1997); "Morgante ha letteralmente stupito gli ascoltatori per la sicurezza e l’eccezionale nitidezza del tocco da grande maestro" (Corriere del Giorno, 2000); "un organista di fama mondiale … uno dei massimi esperti di musica rinascimentale e barocca" (Avvenire, 2002); "figura ispirata, vero virtuoso della tastiera ... Le mani del Maestro si muovevano sulle tastiere con impareggiabile abilità ... Domenico Morgante è un vero genio della musica" (Giuseppe Calabrese in "Notiziario Tiburtino", 2002); "noto organista e musicologo pugliese, giustamente considerato anche a livello internazionale uno dei massimi esperti di musica rinascimentale e barocca e di tastiere storiche, Morgante non è soltanto un eccellente organista, ma appunto uno studioso che ha spesso condensato il frutto di accurate quanto appassionate ricerche in pubblicazioni di notevole interesse" (Nicola Sbisà in "La Gazzetta del Mezzogiorno", 2004); "Morgante dà prova della sua sopraffina abilità tecnica ed interpretativa, eseguendo pagine di Krebs, Zipoli, Gherardeschi, Buxtehude e naturalmente Johann Sebastian Bach" (Alessandro Romanelli in "Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno", 2005); "sono rimasto molto impressionato dalle sue interpretazioni" (Graziano Fronzuto, Member of The Organ Club and of The Royal College of Organists, 2006).
In occasione della sua esibizione nell'ambito del Festival Organistico di Roma, ecco cosa ha scritto di lui il M° Alessandro Capitani: "...si è tenuto sabato 29 dicembre [2001] il concerto del M° Domenico Morgante. L’accoppiamento tra un nome di indubbio spessore nel panorama organistico nazionale ed il maestoso Organo Tamburini della Basilica di S. Giovanni Bosco ha prodotto uno spazio temporale in cui si aveva la sensazione che aleggiassero sulla consolle le sembianze dei grandi Autori eseguiti, tanta era la profondità ed il filologismo dell’interpretazione del Maestro. Su un Organo che permette di eseguire Autori di carattere molto diverso, dal repertorio italiano a quello barocco al romantico, il Maestro ha dato l’impressione di aver suonato su almeno tre organi diversi, corrispondenti ai vari caratteri cui si possono ricondurre i brani in programma. Alla fine, dopo la sublime musica di J. S. Bach, il pubblico stesso si era reso conto di essere stato catapultato per un attimo in un’altra epoca".
La Critica lo ha così definito: "uno dei maggiori allievi del grande Luigi Ferdinando Tagliavini" (Strumenti e Musica, 1986); "uno dei massimi specialisti italiani nel campo della musica antica" (La Gazzetta del Mezzogiorno, 1997); "Morgante ha letteralmente stupito gli ascoltatori per la sicurezza e l’eccezionale nitidezza del tocco da grande maestro" (Corriere del Giorno, 2000); "un organista di fama mondiale … uno dei massimi esperti di musica rinascimentale e barocca" (Avvenire, 2002); "figura ispirata, vero virtuoso della tastiera ... Le mani del Maestro si muovevano sulle tastiere con impareggiabile abilità ... Domenico Morgante è un vero genio della musica" (Giuseppe Calabrese in "Notiziario Tiburtino", 2002); "noto organista e musicologo pugliese, giustamente considerato anche a livello internazionale uno dei massimi esperti di musica rinascimentale e barocca e di tastiere storiche, Morgante non è soltanto un eccellente organista, ma appunto uno studioso che ha spesso condensato il frutto di accurate quanto appassionate ricerche in pubblicazioni di notevole interesse" (Nicola Sbisà in "La Gazzetta del Mezzogiorno", 2004); "Morgante dà prova della sua sopraffina abilità tecnica ed interpretativa, eseguendo pagine di Krebs, Zipoli, Gherardeschi, Buxtehude e naturalmente Johann Sebastian Bach" (Alessandro Romanelli in "Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno", 2005); "sono rimasto molto impressionato dalle sue interpretazioni" (Graziano Fronzuto, Member of The Organ Club and of The Royal College of Organists, 2006).
In occasione della sua esibizione nell'ambito del Festival Organistico di Roma, ecco cosa ha scritto di lui il M° Alessandro Capitani: "...si è tenuto sabato 29 dicembre [2001] il concerto del M° Domenico Morgante. L’accoppiamento tra un nome di indubbio spessore nel panorama organistico nazionale ed il maestoso Organo Tamburini della Basilica di S. Giovanni Bosco ha prodotto uno spazio temporale in cui si aveva la sensazione che aleggiassero sulla consolle le sembianze dei grandi Autori eseguiti, tanta era la profondità ed il filologismo dell’interpretazione del Maestro. Su un Organo che permette di eseguire Autori di carattere molto diverso, dal repertorio italiano a quello barocco al romantico, il Maestro ha dato l’impressione di aver suonato su almeno tre organi diversi, corrispondenti ai vari caratteri cui si possono ricondurre i brani in programma. Alla fine, dopo la sublime musica di J. S. Bach, il pubblico stesso si era reso conto di essere stato catapultato per un attimo in un’altra epoca".